Storie di tutte le cose visibili e invisibili



lunedì 15 febbraio 2016

Meglio tardi che mai

Giovedì sera tardi, il supermercato sta per chiudere e ci sono pochissime persone.
Infilo la mia spesa nei sacchetti, pago e mi avvio verso l'uscita, come sempre carica come un cammello, tra sciarpa, cappello, borsa, sacchetti.
Lui è alla cassa numero 3, ed è rimasto lo stesso di allora. Raro caso di uomo che è invecchiato bene.
Se non ricordo male ha un anno più di me. Stessi capelli ricci, solo un po' brizzolati. Stessi occhi liquidi. Lo ricordo come fosse ieri, trent'anni fa, a cavallo della sua moto davanti alla scuola.
Lui, ovviamente, ignora l'identità di quella stanga bionda che galoppa verso l'uscita.

Mi guarda pensando "ah però!".
Io lo guardo pensando "ah se sapessi ...

Lui è uno dei "belli e impossibili" anni '80, frequentava la mia scuola prevalentemente femminile. Aveva la moto e l'ultimo anno, il sabato mattina, arrivava con la tavola da wind surf sul portabagagli dell'auto.
 Io ero anonima e cicciottella, con un taglio di capelli obiettivamente imbarazzante ed un guardaroba proletario legato al fatto che Zara ed H&M ancora non esistevano.
La mia ipersensibilità non era ancora attenuata dall'autoironia.
Piangevo molto e mi innamoravo di ragazzi che non mi avrebbero vista nemmeno se mi fossi ammazzata sotto i loro piedi.

Sorrido impercettibilmente, guardando oltre.
Mi tolgo i capelli dal bavero del cappotto, ribilancio i sacchetti tra le mani ed esco dal supermercato.
Pensando che davvero, bisognerebbe che la vita andasse al contrario.
Che saggezza, consapevolezza e taglia 42 ti arrivino dopo i 40 anni è piuttosto sadico.



3 commenti:

  1. Strano senso dell'umorismo la vita, lo dico sempre pure io :)

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  2. Proprio vero! Bravissima, hai descritto alla perfezione!!!

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